E poi Giorgio

scritto da PiccolaPiccola il lunedì, 24 novembre 2008,20:21

Vi (mi) racconto un po' della mia vita.

Sono nata dopo mesi di sofferenza... anni di sofferenza. E' stato difficile il concepimento, è stata difficile la gravidanza, è stato difficile il proseguo. Sono nata con una malattia, diagnosticatami all'età di 8 mesi, quando ormi cianotica sono stata d'urgenza portata al pronto soccorso. Diagnosi: laringite ipoglottica. Ciò avrebbe significato avere con frequenza quasi giornaliera una strana e inconfondibile tosse con conseguenti soffocamenti notturni, risolvibili solo tramite repentine inalazioni di vapore caldo. Fino all'età di 8 anni. Imparare a conviverci non è stato così difficile e devo dire che i miei genitori sono stati molto bravi ad aiutarmi. Andare da loro la notte avvisando che "stavo per soffocare" era ormai una routine che ero diventata capace di gestire. Facile come riconoscere quella strana tosse. E altrettanto facile, direi divertente, era venir ricoverata in ospedale di tanto in tano per fare le mie belle inalate d'ossigeno sotto il tendone trasparente. Non ho mai avuto paura degli ospedali. Ma delle risonanze magnetiche sì. Ricordo perfettamente cosa ho provato il giorno in cui mi ci hanno infilata. Sentivo attutita la voce di mia mamma che diceva: "Amore, sono qui, dietro di te, non avere paura!". Ma ero troppo piccola per non averne... la mia arteria ombelicale unica poteva essere un problema, ma quello non era il modo migliore per monitorarmi cuore e reni. Ecco il mio primo e ultimo intervento chirurgico, dunque: cateterismo. A sette anni. Anestetsia totale e un'infermiera con una lunga treccia bionda e un apparecchio per i denti. Non la dimenticherò mai nella mia vita: praticamente fantastica. E fantastico il risultato: sono sana.

E poi la scuola elementare: gioia e dolore. Vittima di bullismo. Lividi sulle gambe, sofferenza continua. E l'odio-amore dei compagni, per la mia educazione e il mio caratterccio. Io, sola con me stessa. E con il mio diario. Ho anche subito delle specie di abusi, ma è inutile parlarne: ho solo cercato di farmi accettare dai coetanei, anche se con scarsi risultati. Ricordo ancora, però, le mie magnifiche insegnanti, una seconda famiglia. Sono state importanti.

E la scuola media: un inferno di solitudine. Ricordo solo questo.

Poi le superiori e i primi amori. Il primo amore. Che forse non è stato vero amore, non so. Un ragazzo che forse non mi ha mai amata, ma alla fine è servito a farmi crescere. Non ho grandi ricordi, ma nemmeno sofferenze. Un periodo. Che doveva esserci. E che c'è stato.

Ed ecco Giorgio, il ragazzino, il ragazzo, l'uomo più importante della mia vita. Difficile, travolgente, inaspettato, controverso. Nient'altro da dire.

Solo un grazie a Colui per il quale i "grazie" non bastano mai. Per tutto. TUTTO.

Senza limousine

scritto da PiccolaPiccola il giovedì, 20 novembre 2008,20:12

Se c'è una cosa che odio è non poter organizzare le cose come credo debbano venir organizzate, soprattutto se si tratta di eventi o esperienze alle quali tengo fortemente. Non tutti sono come me, certo, ma mi snerva l'idea di non avere ogni cosa sotto controllo e di non aver sistemato tutto ciò che avrei dovuto sistemare. I "forse" mi destabilizzano, mettiamola così. Non posso però pretendere di far dipendere le situazioni solo ed esclusivamente da me.

Gli imprevisti o le teste altrui sono elementi da non escludere. Soprattutto in alcuni casi. Anche se ci teniamo particolarmente. Io ci tengo da morire. Entro un certo limite, comunque. In che senso? Nel senso che non pretendo di fare la principessa sul pisello (le fiabe mi piace raccontarle solo ai bambini, non a me stessa), ma desidererei almeno potermi ritenere serena sul fatto di poter essere una mezza principessa. Non intera, solo mezza! E senza limousine!

Non ho nient'altro da dire. Oggi.

(Ho perso l'ispirazione. O non l'ho mai avuta?).

Ne è successa una che mi ha proprio rattristata.

I sensi

scritto da PiccolaPiccola il martedì, 11 novembre 2008,18:26

No, non mi sono dimenticata di questo posto. E' che sono andata a farmi bionda. Sì, ci è voluto così tanto. Ma ora eccomi di nuovo qui dentro, con la speranza di tornarci continuamente. E di non dimenticarmene mai.

Non so che senso abbia. In effetti non ne ha. Ma sono ostinata. E non c'è nulla da fare per cambiare ciò. In realtà non sapevo di esserlo, ma a ben pensarci credo proprio che sia così. Non so davvero arrendermi. E in fondo penso che nemmeno sia il caso di farlo. Ok, non si capisce nulla, ma che importa? Parlo per me stessa, per ricordarmi chi sono e quanto io abbia sempre da dire, anche quando le parole non vengono fuori.

Ho cambiato vita. E non mi pesa così tanto. E' vero, ho perso parte delle cose che avevo, ma più ci rifletto più mi accorgo che (devo uccidere la mosca che mi continua a ronzare intorno) nella concretezza dei fatti non ho perso nulla. Ho tutto quello di cui sento il bisogno, tutto quello che conta. Il resto era superfluo. E non lo dico per convincermene, se anche così potrebbe sembrare. Sto bene così.

Non è una delle cose più strane del mondo? Spesso le cose che più brami sono poi quelle che meno ti rendono felice. Solo una cosa che sto bramando so che mi darà davvero una grande gioia. Tutto il resto sarà dimenticato. O forse ricordato a tratti. Solo perchè per un certo tempo ha avuto un senso. Reale.

Speranza

scritto da PiccolaPiccola il martedì, 28 ottobre 2008,19:12

Lo capisco solo ora. Non si tratta di un'impazienza insensata, folle, priva di significato. E' solo una fede incrollabile e una certezza che deve andare così. E sì, poi c'è l'emozione, ci sono le sensazioni, c'è il mio irrefrenabile desiderio. Ma non è più solo questo. C'è qualcosa di importante che si è sedimentato nel profondo di me stessa e nonostante la mia e la sua razionalità cerchino di farmi posizionare stabilmente i piedi a terra, io non ci riesco. Ci provo, ci riprovo e riprovo ancora, ma è tutto inutile. Non ce la posso fare. E forse non devo. Non voglio vivere solo con i conti, l'organizzazione, la precisione e il planning continuo delle cose. Non posso. Non voglio più far decadere l'aspetto più irrazionale ma più vero di quello in cui credo. E ci può provare chiunque a farmi cambiare idea, ma anche se vacillerò, se rischierò di farlo, se avrò paura, io voglio stringere i denti e continuare a credere. Non è più per via di un capriccio, per via di voglie che non so controllare, ma per una sorta di (quasi) saggezza che mi fa sperare contro speranza e credere anche se non vedo. E soprattutto al di là di qualunque paura. Forse mi fa comodo, ora, sperare, ma forse no. Molto più probabilmente no. Potrebbe essere una dolorosa illusione. Credo una delle più grandi. Ma tanto cosa importa? Per ora non posso far altro che dire a tutto quello che desidero e che credo sia giusto. Anche al tempo.

E' una lieve tortura, ma alla fine è pur sempre una tortura. Non è questo ciò che adesso conta. Ciò che conta è che io continuo a non farla finita. No, non ho alcuna intenzione di smettere di crederci. Illusione o no, vedremo alla fine. E se dovesse esserlo.. beh sperare è stato bello, anche se sto soffrendo un po'! 

L'attesa del lupo mannaro

scritto da PiccolaPiccola il domenica, 26 ottobre 2008,19:49

Sono due ore (di orologio) che aspetto un sms. Non perchè io tema qualcosa, ma per il semplice fatto che mi manca. Sono solo poche ore che ci dividono, però in alcuni momenti mi sembra di non averne abbastanza. Sarà che in alcuni istanti mi senso debole, stressata, incapace. Sarà che l'attesa diventa snervante. Sarà che la notte sogno come potrebbe essere, lo sogno come se fosse davvero imminente, come se fosse reale e quando mi sveglio vedo solo la penombra della mia stanza e posso solamente leggere l'ora nella speranza che non sia già il tempo di prepararsi per andare al lavoro. Un lavoro che già desidero cambiare, ma che sopporto per noi. Per un pezzo del nostro futuro.

Sogno tutto quello che sto vivendo: le paure a volte lo trasformano. Poi la solita domanda: "Ma ce la farò? E se davvero dovessi aspettare un altro anno?". In quei momenti sorge una specie di sofferenza profonda, che svanisce nelle corse, negli affanni, nelle ricerche e nella creativià di questi momenti, che toccano dei livelli che forse non riesco ad apprezzare fino in fondo. Non basta mai. Ed è proprio in questi attimi che mi accorgo di quanto ingrata riesco ad essere, a quanto stupidi divengano i miei pensieri e a quanto io sia misera, forse più di alcune persone che credevo essere incredibilmente lontane da quello che ho sempre ritenuto giusto e importante. C'è solo una cosa che non mi torna e questa è e continua ad essere l'attesa. Mentre vengo forgiata, la mia irrequietezza fa capolino dentro di me, mi assale, mi travolge, mi fa guardare oltre. In alcuni momenti, però, riesco a fermarmi e a non pensare a quello che manca, alla decisione finale che non è ancora stata presa e a riflettere su quanto di meraviglioso sta accadendo giorno per giorno. E così imparo ad apprazzare le piccole cose, nonostante siano due ore che aspetto questo benedetto sms.

Due ore. Che spero non diventino tre. Perchè va bene l'attesa, ma ad un certo punto potrei trasformarmi in un lupo mannaro. Con o senza luna piena.

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Ninna nanna

scritto da PiccolaPiccola il venerdì, 24 ottobre 2008,20:55

Ho tagliato le unghie corte corte e ho messo lo smalto rosso brillante.

Tutto procede in maniera strana, soprattutto perchè la cosa (negativamente) straordinaria è che quando qualcosa va bene, altro va male. E' quasi scontato, ormai. No, non che io mi lamenti: i miei di là cantano beati e penso che non ci sia niente di più bello. Avrebbero potuto avere successo, loro. Ma hanno preferito essere semplicemente felici. Ed è questa la cosa ancora più (positivamente) straordinaria.

Ho respinto dalle mie idee una serata a bere qualcosa, e l'ho fatto non perchè non abbia davvero voglia di uscire: so solo che non gioverebbe. Il mio fisico sta chiedendo delle tregue, ma io insisto per spingerlo un po' più in là, forse perchè non ho altra scelta, forse perchè mi ci stanno portando le cose, fino a qui. Probabilmente un cocktail alla fragola (bandiamo gli alcolici, per un po') avrebbe avuto senso. Forse avrei avuto senso anche io, che ho sempre amato questo genere di cose. No, non sempre. Ma la gente... La gente che ti gira attorno, che si imprime negli occhi il tuo sorriso, o solo le tue mani, per poi dimenticarti e ricordarti forse altrove (o mai, con molta più probabilità)... Gli occhi che si soffermano su alcuni dettagli, senza alcuna ragione, ma soltanto perchè è così che siamo nati. Con il desiderio di imprimere nella memoria quello che crediamo ci servirà per vivere. In realtà, domani, molte di quelle cose svaniranno e resterà solo la sensazione di un lungo oblio, nel quale rivivono alcune piccole sensazioni, che poi si obliterano e, sporche d'inchiostro, rimangono scalfite di quel segno tangibile che siamo noi. Che sono io, quando mi lascio del tempo per dire tutto o niente, per ripetere sempre le stesse cose, per ricordare come dovrebbe essere il mio abito da sposa e come sarà il luogo in cui andrò ad abitare. E gli stessi sguardi, che vorrebbero parlare, ma hanno solo il permesso di lasciare spazio al mio amore, che è vicino e insieme lontano, ma sicuramente altrove.

Ho tagliato le unghie e messo lo smalto rosso brillante.

Però è ora di dormire: ho già la mia ninna nanna. Di là.

Sei bellissima

scritto da PiccolaPiccola il martedì, 21 ottobre 2008,00:02

Una mamma: "Mio figlio mi ha detto che sei bellissima!"

Forse non è proprio un bene, ma come non sorridere? E' proprio vero che i bambini hanno una mente piena di pensieri! E certe volte ce ne rendono partecipi, in maniera così ingenua e spensierata, che non si può far altro che rallegrarsi e sperare che il tempo non rovini tutto. Io sono fiduciosa, ed è proprio per questo che faccio l'educatrice.

Sì, non era difficile.

Con passione!

scritto da PiccolaPiccola il domenica, 19 ottobre 2008,14:17

Domani spero sia una giornata piena di ottime notizie. Ci credo. Le premesse sono molto buone, nonostante io mi debba alzare alle sette per accogliere un gruppo di muratori. Forse soprattutto per quello. Non ho nessuna voglia di andare al lavoro, ma è giusto che io porti avanti i miei doveri con impegno. E lo farò.

Oggi mi si prospetta una giornata semplice, ma completa. Il solito aperitivo, che sta per diventare tradizione, come il luogo dove si va (la Coda, è ovvio!). Non ho ancora deciso cosa mettere, ma non credo sia di fondamentale importanza.

Mi piace sapere che tutto andrà come deve andare. Con passione!

Bellezza

scritto da PiccolaPiccola il giovedì, 16 ottobre 2008,17:06

Mi stavo chiedendo: come mai diamo così importanza alla bellezza? Cioè... possiamo così dire che essa non conta, che ciò che conta è l'interiorità, che l'involucro è solo un involucro e la sostanza sta dentro, però alla fine sentirsi belli è sempre un piacere. Curarsi, coccolarsi, vestirsi bene e fare una bella figura quando andiamo in giro, rallegra chiunque. Forse la superficialità di questa vita ci ha portati fino a qui. Ed è così radicata in noi, che diventa profonda nelle nostre vite.

Io credo comunque che anche la bellezza sia un dono. Un dono che va curato. Non più di altro, forse un po' meno, ma dedicargli del tempo è qualcosa di importante. Se non diventa un idolo.

Molto spesso mi è stato detto che sono un'esteta e devo ammettere che non è del tutto falso. Guardo molto a ciò che vedo, ma soprattutto mi dedico ad osservare i particolari, le espressioni. I modi di esprimersi, con la voce e con il corpo. Ascolto l'accento, per esempio. Il modo di dire le lettere. E mi piacerebbe poterlo fare anche con me stessa, per giudicarmi, crudelmente e rigidamente.

Quando ero piccola mi mettevo davanti allo specchio per osservare i movimenti delle mie fossette. Concedentemi questa confessione: io amo le fossette. Danno solarità al viso e nei ragazzi possono creare un non so che.

Sì, mi piacciono i dettagli. Mi attraggono delle piccole cose. Che ne so, la forma del viso, gli occhi, il taglio di capelli e il modo di portarli, il modo di vestire, un angolo di collo o la forma delle mani... Un anello e il dito in cui si trova... E quando penso a me stessa mi dico che vorrei dare un certo effetto, ma alla fine non so mai se ce la faccio. Non ho occhi fuori di me e non posso vedermi con gli occhi di qualcun altro.

Perchè questi discorsi? Volete proprio saperlo? Da quando lavoro in scuola materna il mio unico pensiero estetico è che tuta mettere. Non è che sia molto entusiasmante... E, devo essere sincera (non so perchè "devo", ma devo!), questa cosa non dà particolare vigore alla mia salute mentale. Cioè... è un po' demoralizzante...

Sì, ciò che conta è la sostanza, son d'accordo, ma sentirsi attraenti (o meglio sentirselo dire) certe volte giova all'umore. Anche se per poco.

Vado a fare la doccia. E a stirare i capelli, per stare in tema...

Chiedo perdono se vi ho fatto perdere tempo, ma la superficialità mi ha brancata. A dire la verità ho sonno. Ma sentivo l'esigenza di passare di qui. Chissà perchè.

Puntini

scritto da PiccolaPiccola il martedì, 14 ottobre 2008,20:32

E' arrivato il momento della scelta della lavatrice. Un evento, non trovate? A dire la verità l'idea è nata da un buono sconto che il signor Montebello e soprattutto i simpatici coniugi Spinelli hanno gentilmente offerto a seguito di una consistente spesa per l'acquisto di un portatile. Tale buono non è altrettanto cosistente (rispetto al costo di una lavatrice) ma ne copre una parte della spesa. Perchè dunque lasciarsi scappare l'occasione? I panni tanto andranno lavati. 

Lentamente costruiamo i mattoncini e li mettiamo uno sopra all'altro. Speriamo che non crollino. Ma sono fiduciosa. E mentre gli eventi si susseguono, io trovo quale istante di relax per scrivere nel blog e comunicare a tutti i miei progressi. 

A proposito di progressi... Ho inneggiato alla mia felicità per l'aver scampato l'antibiotico e me lo ritrovo in corpo. Un attimo, un attimo, non abbiate fretta! Ora vi spiego (muri... Miei principali ascoltatori!): non son stata molto bene (direi piuttosto malaccio), ma avevo esguito una cura fai da te, composta dalle care e amatissime Benagol (gusto fragola, per l'esattezza), Aspirina (inutile e odiosa) e Tachipirina (l'Aspirina era troppo odiosa). Tutto sembrava essere rientrato e avevo accusato la mancanza di acqua distillata per fare i fumenti con l'apparecchio che mi ha salvato la vita più volte (e non in senso lato), risalente al lontano 1984, anno dei miei primi attacchi di laringite ipoglottica (alla veneranda età di otto mesi), di essere la causea di una certa quantità di muco nelle mie vie respiratorie. Niente di grave. Credevo di stare tutto sommato bene, anche se il mio corpo mi continuava ad inviare dei silenziosi segnali di disagio, nonostante il buon riposo che mi sono imposta sabato. E difatti ecco che domenica, guardandomi allo specchio, mi è venuta una paralisi dal nervosismo: la mia bella faccia (se bella vogliamo definirla!) era felicemente ricoperta di puntini rossi! Una meraviglia. Ho ringraziato la mia frangia per avermi concesso un effetto coprente e mi sono chiesa se stessi subendo una modificazione genetica. Ho atteso pazientemente un miglioramento cercando di riposare un po' o comunque convincendomi della possibilità di una soluzione e ne ho ricavato un bel regalino: le pelle delle braccia ha cominciato a diventare simile a carta vetrata, con dei bei brufolini (per lo meno non rossi) uno vicino all'altro. Un bell'affare. E un bel prurito. Ok, aggiudicato: era compito del medico fare qualcosa!

Ieri mi reco dal medico: troppa gente con l'appuntamento (i puntini non mi avevano avvisata, indi per cui io l'appuntamento non ce l'avevo). Chiunque mi avesse fatta passare avanti, avrebbe perso il posto e non ne evrebbe avuto un altro fino al lunedì successivo (il mio medico è sempre pieno di gente). Urlare che avevo dei puntini, probabilmente infettivi, forse sarebbe stato utile (per far scappare tutti), ma al momento una sorta di dignità non mi ha permesso di mettere in atto il piano. Vado via.

Torno poco prima delle 19, orario di chiusura, e attendo che il dottore finisca con gli appuntamenti. Esce per chiudere la porta a chiave (per evitare altri infiltrati) e guarda me e un'altra povera ragazza con un'urgenza e ci saluta digrignando i denti. Ok, appena entro mi massacra. Entro, espongo il caso e il dottore si calma: ho effettivamente un problema e va risolto. Mi dice che l'anno scorso ho scampato l'antibiotico, ma avrei dovuto considerarla un'eccezione: anche questa volta serei dovuta andare a farmi prescrivere l'antibiotico annuale. Ora il problema era: che antibiotico non fa venire sonno (e mi permette quindi di guidare) ma svolge la funzione che mi è utile? Sceglie e me lo prescrive insieme ad un antistaminico contro il prurito (da prendere rigorosamente la sera, prima di dormire: che sia un sonnifero?).

Conclusione? Il mio corpo aveva in circolo un simpatico streptococco e ha manifestato dei puntini per dirmelo. Simpatico eh?

categoria:vita, ironia
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