E poi Giorgio
Vi (mi) racconto un po' della mia vita.
Sono nata dopo mesi di sofferenza... anni di sofferenza. E' stato difficile il concepimento, è stata difficile la gravidanza, è stato difficile il proseguo. Sono nata con una malattia, diagnosticatami all'età di 8 mesi, quando ormi cianotica sono stata d'urgenza portata al pronto soccorso. Diagnosi: laringite ipoglottica. Ciò avrebbe significato avere con frequenza quasi giornaliera una strana e inconfondibile tosse con conseguenti soffocamenti notturni, risolvibili solo tramite repentine inalazioni di vapore caldo. Fino all'età di 8 anni. Imparare a conviverci non è stato così difficile e devo dire che i miei genitori sono stati molto bravi ad aiutarmi. Andare da loro la notte avvisando che "stavo per soffocare" era ormai una routine che ero diventata capace di gestire. Facile come riconoscere quella strana tosse. E altrettanto facile, direi divertente, era venir ricoverata in ospedale di tanto in tano per fare le mie belle inalate d'ossigeno sotto il tendone trasparente. Non ho mai avuto paura degli ospedali. Ma delle risonanze magnetiche sì. Ricordo perfettamente cosa ho provato il giorno in cui mi ci hanno infilata. Sentivo attutita la voce di mia mamma che diceva: "Amore, sono qui, dietro di te, non avere paura!". Ma ero troppo piccola per non averne... la mia arteria ombelicale unica poteva essere un problema, ma quello non era il modo migliore per monitorarmi cuore e reni. Ecco il mio primo e ultimo intervento chirurgico, dunque: cateterismo. A sette anni. Anestetsia totale e un'infermiera con una lunga treccia bionda e un apparecchio per i denti. Non la dimenticherò mai nella mia vita: praticamente fantastica. E fantastico il risultato: sono sana.
E poi la scuola elementare: gioia e dolore. Vittima di bullismo. Lividi sulle gambe, sofferenza continua. E l'odio-amore dei compagni, per la mia educazione e il mio caratterccio. Io, sola con me stessa. E con il mio diario. Ho anche subito delle specie di abusi, ma è inutile parlarne: ho solo cercato di farmi accettare dai coetanei, anche se con scarsi risultati. Ricordo ancora, però, le mie magnifiche insegnanti, una seconda famiglia. Sono state importanti.
E la scuola media: un inferno di solitudine. Ricordo solo questo.
Poi le superiori e i primi amori. Il primo amore. Che forse non è stato vero amore, non so. Un ragazzo che forse non mi ha mai amata, ma alla fine è servito a farmi crescere. Non ho grandi ricordi, ma nemmeno sofferenze. Un periodo. Che doveva esserci. E che c'è stato.
Ed ecco Giorgio, il ragazzino, il ragazzo, l'uomo più importante della mia vita. Difficile, travolgente, inaspettato, controverso. Nient'altro da dire.
Solo un grazie a Colui per il quale i "grazie" non bastano mai. Per tutto. TUTTO.
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